La mia esperienza di digiuno

2010 gennaio 13
by admin

L’intenzione è semplice: raccontare una storia. Alessandro Baldassarri, psicologo imolese di 36 anni, campione di boccette tanto da essere nel novero dei primi 16 d’Italia (i cosiddetti Master), ma anche esperto naturopata (omeopatia, fiori di Bach, cromologia), in novembre ha provato un’esperienza che si può definire veramente insolita. E’ stato 25 giorni a digiuno totale, bevendo solamente acqua.

«Sono capitato a una cena con degli amici, coi quali ho fatto a Milano la scuola di naturopatia e per caso, il segretario della scuola, aveva portato con sé un libro “Il digiuno può salvarvi la vita” del famoso medico americano Herbert Shelton. Io arrivavo da un periodo nel quale facevo sport e cercavo di mettermi in forma, così mi sono sentito stimolato. Ho iniziato a leggere il libro e ho preso la palla al balzo, iniziando praticamente subito, con l’obiettivo di fare solo 3 o 4 giorni per calare qualche chilo».

«Finendo il libro e approfondendo la conoscenza del digiuno ho preso sempre più forza nel proseguire, anche se, per la verità, ci sono stati momenti nei quali volevo abbandonare. Una sorta di attacchi mentali dove soprattutto mi mancava la compagnia degli amici nell’andare a mangiare una pizza. Infatti ho scoperto che per mè il mangiare è molto legato alla compagnia degli amici. La lotta è stata soprattutto questa, perché dopo tre giorni la dipendenza fisica non c’era quasi più».

Poi però ci hai quasi preso gusto…

Sostenere che il cibo è una dipendenza sembra un po’ grossa.

«Ma è una grande verità. In precedenza avevo provato altre diete e avevo constatato che ti cambiano la vita, non solo le abitudini alimentari. Il cibo è affettività, da neonati assumiamo il latte dal seno materno e viviamo il mangiare spesso come compensazione affettiva. Il messaggio di Shelton è chiaro: Poiché mangiando si attenuano i sintomi abituali (morsi allo stomaco, senso di debolezza e vari disturbi di carattere emotivo), la persona si convince che il cibo è proprio quello di cui ha bisogno. Spesso si tratta solo di una rivalsa alimentare: l’individuo spesso mangia per dimenticare le proprie miserie psicologiche alla stessa maniera in cui l’alcolizzato beve. Si resta legati e si mangiano certi cibi anche perché c’è una associazione emotiva a livello inconscio».

Supponiamo che si mangi anche per vivere.

«Non solo per quello, anzi, direi in percentuale minima. Mangiamo anche per darci piacere, soprattutto nella nostra cultura, dove si tende ad esagerare. In ogni caso il digiuno è il metodo più efficace per purificarsi dalle tossine e i residui alimentari, è curativo

( depurativo)».

Che cos’è esattamente il digiuno?

«E’ l’astenersi dal cibo, bevendo solo acqua, ovviamente senza fumare o prendere medicinali. Come spiega Shelton, è anche riposo. In pratica ho messo in ferie i miei organi interni: l’apparato digerente, il fegato, l’intestino, i reni, il cuore, la muscolatura. E’ chiaro però che bisogna tenere una condotta intelligente che non tutti si possono permettere. Occorre astenersi da attività fisiche ed emotive molto intense: infatti il digiuno idealmente andrebbe fatto in campagna, in una stagione che permetta bagni di sole, magari assieme a persone che ti sostengano e non che ti immettano dubbi e paure».

Insomma il digiuno non è per tutti.

«Non va mai fatto se non si è psicologicamente preparati, se si nutrono delle paure. E’ un percorso anche a livello interiore, predispone a riflessioni e cambiamenti. E’ anche pulizia, perché le tossine se ne vanno e in quel periodo mi è venuto forte il desiderio di pulire casa, gettando via le cose vecchie ed inutili proprio come stava facendo il mio corpo. Sembra una banale coincidenza ma in psicologia, l’associazione è netta… la casa rappresenta te stesso».

Racconta un po’ com’è andata.

«Non ero completamente sprovvisto perché in passato avevo già fatto qualche digiuno di pochi giorni. Diciamo che la prima giornata è passata senza che neppure ci facessi caso: un po’ di borborigmi, ma sono andato a letto senza farci caso. Mi mancava soprattutto lo sport, la mia vita abituale. Dal quarto giorno cambia qualcosa, i succhi gastrici si acquietano e ci si sente molto tranquilli anche se brevi momenti nei quali si vorrebbe abbandonare si presentano sempre. Nel mio caso circa fino al 14° giorno. Ma tutte le volte che si decide di continuare, in un certo qual modo ci si rinforza, perché si è consapevoli di dare al proprio corpo l’occasione per disintossicarsi ed è l’obbiettivo del digiuno».

Tu inoltre avevi una base di partenza favorevole.

«Chi è molto intossicato può avere fino a nausea e vomito, io ho avuto solo qualche mal di testa. Ma anche qui Shelton parla chiaro, c’è un acuirsi dei problemi che uno ha abitualmente, soprattutto nella prima settimana. E’ chiaro che io non fumo, non bevo, non assumo medicinali da 15 anni, avevo meno tossine da espellere rispetto a una persona diciamo media».

Siamo arrivati ai 15 giorni. Com’è stato l’ultimo periodo?

«Alla fine sono arrivato a 25 giorni, ma ero entrato appieno nella condizione che era diventata per me di quasi normalità. Mi alzavo la mattina e sapevo che non mangiavo, bevevo acqua quando avevo sete ed ero estremamente tranquillo».

Quando hai capito che era ora di ricominciare a mangiare?

«Diciamo che al 25° giorno ero un stanco, ma soprattutto appagato, mi sembrava di avere finito un lavoro. In più la sera dell’ultimo giorno mi è sembrato di avvertire una fame insolita, che non avevo più da tempo e che soprattutto era persistente, (credo la fame vera ,biologica di richiesta dell’organismo di sostanze nutritive, di cui parla Shelton) e non durava i soliti dieci minuti, ma persisteva, per cui ho deciso di rompere il digiuno, come è giusto fare».

Non avrai mangiato una fiorentina…

Questo è importante dirlo«La ripresa è il momento più delicato, dove ci possono essere i veri rischi, perché il digiuno praticamente non ne ha,( se fatto sotto controllo medico e nelle giuste condizioni). Non bisogna confondersi però con lo stato di denutrizione in cui si arriva dopo lunghissimo tempo in cui non si mangia, dove le scorte dell’organismo sono davvero terminate e si ha “vera fame” alla quale non si può dare soddisfazione per contingenze avverse e questo è veramente molto pericoloso e non dovrebbe capitare mai. Nel digiuno appena si avverte il senso di “vera fame” bisogna riprendere a mangiare. Giustamente lo chiede l’organismo, il quale non si sbaglia mai. Nella ripresa gli alimenti iniziali sono fondamentali sia per qualità che per quantità, se sbagliati (ed è successo) si possono rovinare tutti i benefici ottenuti e si possono provocare danni seri. Io ho mangiato un brodo caldo vegetale e due mandarini, per due volte nel giro di un paio d’ore».

E per ricominciare a mangiare regolarmente?

«Per circa 5 giorni ho proseguito a questi ritmi, aggiungendo arance, un po’ di verdura fresca, un incremento molto graduale. Al sesto giorno ho aggiunto il pane, masticandolo però a lungo. Diciamo che i dieci giorni di ripresa vanno intesi come una prosecuzione del percorso, come un digiuno leggermente diverso, tutte cose che vanno messe in preventivo».

E ora puoi fare un bilancio.

«Posso dire che è come la preparazione atletica per uno sportivo. Durante la fatica All’inizio ci si sente imballati ovvero si sentono gli effetti della disintossicazione poi alla fine del digiuno si sentono i benefici. Che sono tanti e inaspettati. Ci si sente leggeri, vitali e in forma… pieni di energia».

Si può dire che è una cosa che in pochi possono affrontare?

«Devo ammettere che è così, se uno fa un lavoro fisico non può neanche immaginarsi di fare 25 giorni di digiuno, è impossibile. Io ho la fortuna di fare un lavoro sedentario e in proprio e questo aiuta. Comunque ho rallentato le mie abituali attività anche se non del tutto. Se proprio uno vuole provare, penso si debba accontentare di un giorno o due, anche solo 8 ore, magari nel week-end, in condizioni ideali come spiegavo all’inizio: è come prendersi del tempo o un giorno per se stessi. Occorre una auto-ascolto, anche perché il digiuno è diverso a seconda delle persone: c’è chi beve, chi fuma, chi ha problemi fisici, chi lo fa a fini sportivi, curativi o di perdita di peso, insomma va calibrato sul soggetto e le condizioni in cui si trova in quel momento. E, cosa fondamentale, deve esserne fatta inteso come una pratica piacevole, non vissuta come una punizione da infliggersi. Ci si sta liberando dalle scorie, dalle tossine ( che sono anche memorie affettive, traumi) che appesantiscono il corpo e la mente. Si ritornerà cambiati, rinnovati, ringiovaniti nell’aspetto. Liberi da certe situazioni psicologiche che affliggono ( come metaforicamente i chili di troppo. Questo è il vero senso… e segreto del digiuno».

Diciamo che tu eri pronto per farlo, oltre ad avere le condizioni quasi ideali per potertelo permettere.

«Ogni ora ero pronto a smettere se lo avessi ritenuto giusto, se fosse diventato troppo pesante, come ho già detto lo proseguivo un giorno alla volta in libertà senza pormi obiettivi rigidi. nessuno mi puntava una pistola alla tempia. Poi ritengo di avere una preparazione culturale adeguata e un po’di esperienza, lo posso affermare perché come ho detto, da giovane avevo provato a fare digiuni di 3-4 giorni, ma non ero mentalmente pronto, come lo sono stato questa volta».

Quanto sei calato di peso?

«Sono partito che ero circa 81 chili, la mattina del 25° giorno ero 69 chili. Ma ci si svuota anche di liquidi, perché al contrario di quello che si può pensare, si beve pure meno rispetto a chi mangia regolarmente. Nei primi 9 giorni ho perso 7 chili, gli altri 5 li ho persi negli ultimi 16 giorni. Alla fine non si cala quasi più».

Supponiamo siano diminuite anche le funzioni intestinali.

«Sono andato in bagno il primo giorno, il sesto e poi più fino alla fine. Alla ripresa ho impiegato un paio di giorni per riprendere, diciamo così, un’attività regolare».

Lo abbiamo chiesto anche ad un medico, ma tu non pensi che un digiuno simile possa comportare dei rischi?

«No, perchè fatto con criterio. Il digiuno bisogna dirlo non è pericoloso. Anzi, è un male non farlo mai (ma non di 25 giorni ovviamente). Come d’altronde non saltare mai un pasto, perché le tossine permangono nel corpo e creano a lungo andare irritazioni ed infiammazioni (che a pensarci bene sono tutte le malattie comuni), che in altro modo non è possibile eliminare completamente e tantomeno con medicine (che pure sono un po’ tossiche e inoltre comportano effetti indesiderati). Infatti la tossiemia (il grado di intossicazione del corpo) è il terreno su cui si sviluppano. Come addirittura dice Shelton il digiuno può salvarvi la vita e guarire dalle malattie (come vengono definite dalla medicina tradizionale) ma sono semplicemente carichi tossinici sul piano del corpo o se permettete (intervengo con la psicologia) pensieri negativi su voi stessi, sul piano della mente-emozionale. Con il digiuno (fatto accuratamente sotto controllo medico) la tossiemia è possibile rimuoverla completamente. Leggendo il libro lo si comprende chiaramente.

Più che altro gli aggravamenti dei disturbi che si tengono a bada a livello latente con l’alimentazione. Col bere, il fumo e il cibo in un certo qual modo si compensano le debolezze emotive, anche i difetti caratteriali, scegliamo anche i cibi in questa ottica, dolci, ricette molto elaborate. La nostra società non ci regala molto, spendiamo tempo ed energie mentali per mettere insieme una commedia e alla fine viviamo lontani da noi stessi per la maggior parte del tempo».

Magari servirebbe anche un controllo medico.

«Certo, va ribadito è assolutamente necessario, anche per sedare certe paure ed essere sotto controllo. Personalmente avevo la supervisione del mio medico personale, il milanese Carlo Alberto Vigo, uno che ha un’esperienza trentennale sul digiuno, anche su se stesso, visto che lo pratica 21 giorni tutte le primavere. In ogni caso, come ho già accennato, da 15 anni non assumo medicinali, visto che mi sono servito solo di omeopatia, fiori di Bach, cromologia, fitoterapia cinese, meditazione, insomma pratiche che sono alternative e ben diverse dalla medicina tradizionale».

Qual è stata la reazione dei tuoi amici e dei tuoi parenti per questa tua scelta?

«Arrivavo al bar beato e tranquillo e qualcuno iniziava a dirmi che sarei morto di fame, altri mi chiedevano se volevo mangiare. Era buffo, in pratica ho scoperto le paure degli altri nei confronti del cibo e la sua mancanza. A volte mi sono sentito anche infastidito dalla continuità di questi consigli che arrivavano da persone che non sapevano cosa fosse in verità un digiuno. Ma soprattutto è emersa una atmosfera di attenzione e preoccupazione vera per la mia persona al di là delle parole. E questo fa molto piacere. Quelle poche persone che si sono permesse di esprimere un giudizio non positivo su quello che stavo facendo secondo me si sono sbagliate e lo sanno pure loro se ci riflettono sopra, perché non è possibile per nessuno giudicare saggiamente le cose che non si conoscono. Comunque è un fatto comprensibile e da accettare. In famiglia invece ho detto una piccola bugia, solo per partire… e permettere all’idea del digiuno di radicarsi. Poi naturalmente li ho informati e sono stati abbastanza tranquilli tutto il periodo.

Cosa pensi che direbbe un medico tradizionale di questa tua esperienza?

«Dipende tutto dalla preparazione che tale medico ha sul campo specifico. Non tutti saranno uguali, suppongo. Non voglio passare per un fanatico, perché se dovessi avere un problema estremo, mi farei ricoverare in ospedale senza problemi, però ho anche maturato l’idea che moltissimi disturbi possono essere affrontati in maniera alternativa. Io lo faccio abitualmente sulla mia persona, quella dei miei famigliari e amici e per lavoro con i pazienti che me lo richiedono».

Da ripetere?

«Non subito, ma credo di sì, migliorandone le condizioni, magari in compagnia. Vedrò… ».

Chiudiamo qui. A digiuno completato, cosa ti resta?

«A percorso ultimato mi sento cambiato e credo che il mio livello di vita abbia fatto un salto di qualità. A livello fisico perché mi sento più leggero, sciolto e vitale e con una lucidità mentale maggiore. A livello personale ho più controllo su me stesso e sul peso e do meno importanza al cibo in generale, lo uso meno per darmi gratificazione. Sono più consapevole dei meccanismi che mi portano verso certi cibi. Infine c’è la parte più importante, il cambiamento interiore. Sui ritmi giusti da darsi, su chi si è veramente e su cosa si vuole davvero nella vita. In altre parole si fa chiarezza ( e pulizia) su tutta la propria vita e questo direi è importantissimo ».

2 Responses leave one →
  1. Giusy permalink
    maggio 12, 2013

    Salve vorrei inìziare il digiuno terapeutico per circa una settimana o dieci gg.
    In passato ho già fatta digiuni brevi al massimo di 3 giorni.
    Bevendo solo acqua. Volevo kiederle se in qst gg in cui intrjprendero il digiuno potrò assumere delle vitamine? Sono anemica.

  2. Abaldo permalink*
    giugno 16, 2013

    Salve, prendere vitamine è possibile e non crea difficoltà particolari ma il digiuno con la D maiuscola non prevede l’assunzione di nessun’altra cosa al di fuori dell’acqua naturale per una maggiore e completa disintossicazione. Il nostro corpo contiene tutto ciò di cui abbiamo bisogno e molte riserve.
    Nel suo caso bisogna chiedersi il perchè di una risposta del suo corpo con l’anemia e magari come risolverla. Di solito la soluzione coinvolge anche la sfera mentale. Saluti se vuole saperne di più sono a disposizione.

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