Il discorso tipico dello schiavo

2010 gennaio 6
by admin

Silvano Agosti, classe 1938, a soli 17 anni va via di casa con 10.000 Lire regalategli dal padre. Diplomatosi all’Istituto Magistrale, parte per Londra per visitare la casa dove è nato Charlie Chaplin e in seguito scoprire il mondo. Vive in Inghilterra, in Francia, in Germania svolgendo i lavori più umili e infine parte a piedi, come un pellegrino medievale per visitare tutto il Medio Oriente e l’Africa del nord.
Tornato in Italia, nel 1960 frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e si diploma nel 1962 e con il cortometraggio La veglia, riceve il Ciak d’oro dal Presidente della Repubblica. Nel 1963 è in Russia, a Mosca, dove si specializza in montaggio e studia l’opera di Ejzenstejn.
Dopo aver lavorato con Marco Bellocchio (suo compagno di corso al Centro Sperimentale) alla sceneggiatura, i dialoghi e montaggio de I pugni in tasca, nel 1967 esordisce alla regia col lungometraggio Il giardino delle delizie con musiche di Ennio Morricone, film fortemente censurato (18 minuti) in Italia e invitato all’esposizione universale di Montreal. Nel 1970 realizza il film NP il segreto, con Irene Papas, Francisco Rabal e Ingrid Thulin. Nel 1975 dirige Matti da slegare con Marco Bellocchio, Sandro Petraglia e Stefano Rulli, il film è stato girato all’ospedale psichiatrico di Colorno, presso Parma, e propone una nuova interpretazione del rapporto cinema/verità, documento e fiction incentrato sul tema, in questo caso, della questione dell’istituzione manicomiale. Fonda la casa di produzione 11 marzo Cinematografica, cooperativa che produrrà tutti i suoi film. Nel 1976 presenta Nel più alto dei cieli.
Nel 1976 viene incaricato come docente di montaggio al Centro Sperimentale di Cinematografia, ma si dimette per incompatibilità con i criteri didattici della scuola. Alla fine degli anni ‘70 spunta Il pianeta azzurro (girato dall’amico cineamatore Franco Piavoli) che sarà proiettato a Venezia nel 1982. In qualità di produttore Agosti intende distribuire il film in alcune sale romane, ma incontrando difficoltà con gli esercenti, apre un cinema a Roma (Azzurro Scipioni) dove lo programmerà per anni.
Il Cinema Azzurro Scipioni, nel quartiere Prati, diviene un punto di riferimento per i film d’arte del passato e del presente, luogo d’incontro di cineasti e appassionati di cinema. Non contento, poco lontano dedica per alcuni anni all’epoca silenziosa (film muti) il caffè Azzurro Melies. Ma a Roma il punto di riferimento per film d’autore diventerà il suo Cinema Azzurro Scipioni.
Nel 1983 termina D’amore si vive: personale ricerca sulla tenerezza, la sensualità e l’amore compiuta a Parma nell’arco di due anni. Nel 1987 realizza Quartiere. Seguono Uova di garofano del 1992 e L’uomo proiettile del 1995, tratto da un suo omonimo romanzo finalista al Premio Strega con cui conferma la sua capacità di coniugare l’impegno civile con momenti di poesia e di grande narrazione. Seguono sulla stessa linea narrativa: Trent’anni di oblio (1998), La seconda ombra del 2000 sempre sul tema dei manicomi e della legge Franco Basaglia con Remo Girone, e La ragion pura del 2001. Nel frattempo si dedica a un’intensa attività letteraria i cui frutti sono i romanzi: L’uomo proiettile, Il cercatore di rugiada, Uova di Garofano, La ragion pura, Il giudice, La Vittima, L’assassino, Il semplice oblio, Lettere dalla Kirghisia, Il ballo degli invisibili. La trilogia poetica Nuvole, Incanti, L’estro armonico. I racconti Chiaro di luna e i saggi Breviario di cinema e “Come realizzare un film senza denaro o per capirci meglio senza spendere neppure un euro”.
Da segnalare anche i documentari C’ero anch’io – Frammenti di lotte di strada (1998), Prendiamoci la vita (dal 68 al 78), Gli incontri filmati con Alessandro Panagoulis – Indira Gandhi – Osho Bhagwan Shree Rajneesh – Alberto Moravia – Marcel Marceau – Dario Fo – Un ritratto (2002).
Ha collaborato ad alcuni programmi televisivi di Fabio Volo.
Il romanzo “Lettere dalla Kirghisia” è stato tradotto persino in giapponese, edizione che ha adottato un altro titolo (“Il posto dove si lavora tre ore al giorno”).

Come può una persona imparare a gestire il rancore?

2009 novembre 4
by admin

2470637792_559722ede4 Avere rancore non ha senso e per gestire il rancore è necessario rendersi conto che l’altro non ha le colpe che noi in fondo gli attribuiamo. Superare il rancore è un percorso della vita e passa attraverso il perdono.

Il perdono è il balsamo per l’anima ma è un passaggio non facile.  Di solito le persone si bloccano o si fermano davanti al tentativo di raggiungiugere il perdono di se stessi o degli altri.

E’ un passaggio psicologico da fare e dipende dalla persona; se riesce e lo capisce oppure se non riesce e rimane legato alla visione della vita in cui è giusto aver rancore per quello che ci hanno fatto.

E’ un passaggio delicato e importante. La persona che lo fa godrà di una vita più facile e con meno problemi, più fluida e con meno malattie. Se solo la gente lo capisse che le malattie vengono anche da qui… e il corpo  non c’entra nulla…e se la prendono con lui riempiendolo di medicine..